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La sardegna sulla rotta dei fenici
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lunedì, maggio 17, 2004
" Il suo debutto avvenne nel 1935: con un abito nero fatto a maglia, di cui non riuscì a terminare le maniche, e coperta alle spalle con una stola per non emulare la grande Maryse Damia, incontrastata regina della canzone francese di allora. La sua scalata al successo ebbe comunque inizio a partire dal 1937, quando ottenne un contratto con il Teatro dell'ABC. la Piaf anticipò di oltre un decennio quel senso di ribellione e di inquietudine che incarneranno poi gli artisti intellettuali della "rive gauche" di cui faranno parte Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim.
juliette grecò Quello che colpiva chi la sentiva cantare è che nelle sue interpretazioni sapesse usare di volta in volta toni aggressivi e acidi, sapendo magari passare subitaneamente a inflessioni dolci e venate di tenerezza, senza dimenticare certo spirito gioioso che solo lei era in grado di evocare. " "Militante durante la guerra contro la Gestapo, conquistò la Francia nel dopoguerra con "Le vagabond", "Le chasseur de l'Hô tel", "Les Historie du coeur", realizzando anche una tourné negli Stati Uniti, paese che in verità l'accolse freddamente, forse spiazzato dalla raffinatezza dell'artista, che usciva dai canoni consolidati della "belle chantause" impregnata di esotismo. Ma Edith Piaf era quanto di più lontano ci si potesse immaginare da quel modo di porsi e per avvicinarsi a lei e capire al sua arte era necessaria una certa attenzione, uno sforzo che permettesse di andare al di là di dati superficiali. Inoltre, l'universo cantato nei suoi testi era spesso quello degli umili, di storie meste e sconsolate tese ad infrangere tropo facili sogni, cantate con una voce trasmetteva il mondo dell'umanità quotidiana con il suo sconfinato straziante dolore." da "Edith Piaf - Biografia - Biografieonline_it.htm" |
protestare contro l'abolizione della teoria dell'evoluzione di Darwin, nei programmi scplastici.
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quelle ombre sotto i lecci piegati dal maestrale..
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HASTA LA VICTORIA SIEMPRE
Cosa pensava Fabrizio De Andrè
"I sardi, a mio parere, deciderebbero meglio
se fossero indipendenti all’interno di una
comunità europea, ma anche mediterranea”.
“La vita in Sardegna è forse la migliore che
un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila
chilometri di foreste, di campagne, di coste
immerse in un mare miracoloso dovrebbero
coincidere con quello che io consiglierei al
buon Dio di regalarci come Paradiso”.
Fabrizio De André 1996
pensava questo.
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